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FERMO: LA STORIA - ITINERARI   ARTISTICI - CONTESTO SOCIO ECONOMICO


Fermo è situata a 319 mt. di altitudine sopra le ultime propaggini di un contrafforte dal Mare Adriatico, pittorescamente disposta attorno ad un colle tufaceo, dominato dalla mole imponente del Duomo.

Sede Arcivescovile Metropolitana ed importante città marchigiana, dista da Porto San Giorgio, suo scalo naturale, 6 km.

 

 CENNI STORICI

Stazione di genti villanoviane e picene sin dalla 1^ età del ferro, fu nell'anno 264 a.C. colonia romana col nome di Firmum Picenum ed ebbe all'inizio diritto di battere moneta. Fu fedele a Roma nella 2^ guerra punica e nella guerra sociale (a ciò si deve riferire il motto che ancora appare sullo stemma civico: Firmum firma fides romanorum colonia). Augusto, fra le 28 colonie militari che dedusse, incluse quella di Fermo che chiamò celeberrima et frequentissima. Dalla metà del VII^ secolo, aggregata al Ducato di Spoleto con giurisdizione sul territorio compreso fra il Tronto ed il Potenza, Fermo cominciò ad affermarsi come sede vescovile e centro di studi. Nell'825 Lotario I vi stabilì uno dei nove Studi Generali del Regno d'Italia.

Verso la fine del sec. X divenne il centro di quella Marca Fermana che, estesa dal Musone al Pescara e dagli Appennini all'Adriatico, doveva estinguersi solo nel sec. XIII allorché passò a far parte di quella di Ancona. Parteggiò poi per i Guelfi, ma nel 1176 Cristiano, Arcivescovo di Magonza, alla testa delle milizie del Barbarossa, la prese e la saccheggiò. Governata da consoli imperiali, si ribellò nel 1185, fu ripresa da Enrico VI e da Marcovaldo di Anninucci, siniscalco imperiale, finché nel 1199 vi sorse il Comune libero che continuò la lotta contro l'Impero e i Comuni vicini, specialmente Ascoli.

Nel 1236 venne portata a termine la possente rocca del Girfalco. Infeudata agli Estensi nel 1210, ebbe nei secoli seguenti diverse signorie tra cui quella di Francesco Sforza, al quale si ribellò nel 1455 abbattendo la rocca sul Girfalco (1446), nella quale era nato Galeazzo Maria Sforza, futuro quinto duca di Milano.

All'inizio del '500 la città subì la tirannide di Oliverotto Euffreducci, poi ucciso a tradimento dal Valentino, che gli succedette nella signoria.

Dal 1538, secondo il desiderio dei cittadini, Fermo fu governata fino al 1676 dal cardinale nipote o dal parente più prossimo del papa e, fino al 1761, dal prelato nominato da una Congregazione fermana. Invasa dai Francesi nel 1797, li cacciò nel 1799 e fu occupata dalle truppe napoletane per il papa. Nel 1808 fece parte del primo Regno d'Italia come capoluogo del Dipartimento del Tronto, nel 1814 passò in potere a Gioacchino Murat e nel 1815 all'Austria, che la restituì al papa. Il 31 settembre 1860 accolse le truppe piemontesi e col plebiscito del 4 novembre si dichiarò annessa all'Italia.

Infine nel 1860 con un plebiscito Fermo ha votato  a favore della sua annessione all'Italia in cui è stata inizialmente confermata capoluogo di una provincia con quarantasette comuni e 110.000 abitanti poi, con il Decreto Minghetti del 22 dicembre 1860, è stata unita alla provincia di Ascoli, città nella quale è stata spostata la sede del capoluogo.
Inizialmente la nuova provincia assume la denominazione di Ascoli-Fermo e Fermo è sede di una Sottoprefettura. La doppia denominazione scompare dopo pochi anni mentre la Sottoprefettura verrà chiusa nel 1927. 

Nel 2004 la Legge n°147/2004 istituisce di nuovo la provincia di Fermo, separandola da Ascoli.

Centro di numerosi istituti scolastici e culturali,tra i quali l’Antica Università, vanta la più ricca biblioteca delle Marche e delle regioni vicine (oltre 400.000 volumi, 200 codici, 600 Incunaboli, 15.000 Cinquecentine e diverse migliaia di disegni e stampe antichi). Oltre che per le sue attrattive paesaggistiche, monumentali, culturali ed artistiche, Fermo esercita un forte richiamo per il turismo balneare nelle frequentate frazioni di Lido di Fermo e Casa Bianca, a nord, e Marina Palmense, a sud. Ben undici sono i camping presenti nel suo territorio. Non va infine dimenticato che Fermo è sede della rievocazione storica della Cavalcata e del Palio dell'Assunta risalente al lontano XII Secolo.

ITINERARI ARTISTICI

La struttura urbanistica è tipicamente medioevale, con strade strette, tortuose e spesso ripide. La bellezza della città è da scoprire pertanto lentamente, con pazienza: occorre inoltrarsi nei vicoletti medioevali, osservare le tracce dei quartieri romani, i palazzetti quattrocenteschi, gli edifici rinascimentali, il tutto fuso in un’atmosfera che solo lunghi secoli possono creare. Dai viali di circonvallazione e dal Girfalco si possono godere vedute panoramiche estese fino al mare e sui colli circostanti. 

Centro della città è la Piazza del Popolo organizzata nel 1442 durante la dominazione Sforzesca e contornata successivamente da due file di portici con al fondo, congiunti da una loggia, il Palazzo degli Studi (oggi sede della Biblioteca Comunale) e il Palazzo dei Priori, realizzato nel '300 e rimaneggiato un secolo dopo, caratterizzato dalla bella scalea e dalla statua bronzea di Sisto V che, prima di essere eletto papa, fu vescovo di Fermo. Il Palazzo, suddiviso in numerose sale, ospita una ricca Pinacoteca. D'estate, nei Giovedì di luglio e agosto, nella piazza si svolge un Mercatino dell'Antiquariato e dell'Artigianato, che richiama migliaia di turisti e centinaia di espositori. Sul lato minore della piazza sorge il Palazzo Apostolico, che fu sede dei governatori e dei delegati pontifici, iniziato nel 1502 da Oliverotto Euffreducci e terminato nel 1532. Un grande voltone accanto all'edificio dà accesso al Largo Calzecchi-Onesti, dove sulla destra in un ambiente romano ha sede l'Antiquarium, con reperti preistorici, piceni e romani.

Non lontana è la chiesa di san Domenico, edificata nel 1233, sull'area dove sorgeva la chiesa di San Tommaso di Canterbury, area donata da Giovanni Albertone dei Paccaroni a San Domenico, per due mesi suo ospite a Fermo nel 1214. Sotto l'adiacente ex convento si estendono le cisterne romane (I secolo d. C.) con trenta ambienti di mt. 9x6 comunicanti tra loro, che servivano alla raccolta delle acque per l'approvvigionamento dei fermani e del loro porto.

Lungo Via Mazzini, che sale al Girfalco, sorge il grandioso Teatro dell'Aquila, costruito nel 1780 su progetto di Cosimo Morelli. Il Duomo sorge alla sommità del colle, sulla spianata del Girfalco, ove era la rocca degli Sforza.

La grande cattedrale metropolitana, dedicata a Maria Assunta in Cielo, fu realizzata nel 1227, sotto la direzione di Mastro Giorgio da Como. La facciata, in mezzo alla quale spiccano un grande rosone del 1348 e la nicchia gotica che protegge la statua della Madonna, fu realizzata in pietra d'Istria.

Dell'antica chiesa rimane il suggestivo atrio con il monumento funebre di Visconti D'Oleggio. L'interno del Duomo è stato rimaneggiato in forme neoclassiche su disegno di Cosimo Morelli e con interventi pittorico-scenografici di Pio Panfili. Sotto il presbiterio è conservata l'antica cripta e sotterraneo con resti di chiese precedenti e di età romana.

Quasi di fronte al campanile, percorrendo la via che scende fra i ruderi della cavea del Teatro Romano, si arriva in Via Lattanzio Firmiano con il Monastero delle Clarisse (1505) e la Chiesa di San Pietro (metà sec. XIII), costruita, con annesso monastero, dai Farfensi, ma rimaneggiata verso la fine del '400.

Forte è stata sempre la presenza religiosa in città. Una presenza che ha fatto cultura, modo di vivere e costruire. Ne fanno fede le molte chiese, come quelle di San Zenone (1171), Sant'Agostino (metà del XIII sec.) con l'adiacente Oratorio di Santa Monica (1425), San Francesco (1240), San Gregorio, San Martino (oggi dopo un attento restauro adibita ad auditorium), Santa Lucia, Santa Caterina, la Chiesa della Madonna del Pianto e degli Angeli Custodi, San Michele Arcangelo, S. Maria del Carmine con l'attiguo ex palazzo del Monte di Pietà risalente alla metà del sec. XIV, testimonianza di come la chiesa locale tentò di rispondere al grosso problema dell'usura.

Esempi di palazzi gentilizi, taluni dei quali di notevole interesse, sono il quattrocentesco palazzo Fogliani dalle caratteristiche finestre gotico-veneziane, il Palazzo Azzolino, il Palazzo Vitali Rosati, eseguiti nella prima metà del Cinquecento da maestranze lombarde su disegno di Antonio da Sangallo il Giovane, il Palazzo Paccarone e Bonafede, i settecenteschi palazzi Monsignani-Caffarini-Sassatelli e Maggiori, Palazzo Eriani (sec. XVIII), Palazzo Bernetti e Catalani (sec. XVIII).

Di notevole importanza è inoltre la gentilizia Torre Matteucci (sec. XIII), unico esemplare delle dimore turrite moltiplicatesi in città a seguito dell'inurbamento dei feudatari del contado.

Degne di nota sono le fonti di San Francesco da Paola del 1320 caratterizzate da sette archi romanici e sette vasche intercomunicanti e la Fonte Fallero così chiamata perché costruita nel 1309 con gli introiti di multe e pene pecuniarie per falli commessi, robusta costruzione a sette archi a tutto sesto, tre stemmi e un tabernacolo.

Ancora evidenti e di notevole importanza sono i resti di mura romane e il lungo tratto di mura medioevali della città che, con Porta San Giuliano, Porta Sant'Antonio, Porta Santa Caterina, costituiscono una delle cinte più interessanti della regione per ampiezza, per variate disposizioni difensive, per andamento pittoresco.

Al di fuori della cinta muraria, soprattutto dalla metà del nostro secolo, si sono sviluppati, quasi a raggiera, i nuovi quartieri degradanti verso il mare e, nel fondovalle del Tenna, è cresciuto, intorno ad iniziative industriali (ex zuccherificio, ditte calzaturiere), l'affollato insediamento di Campiglione.

IL CONTESTO SOCIO-ECONOMICO

Il territorio di Fermo e del fermano si caratterizza per la presenza di una struttura produttiva articolata sulla base di piccole e medie imprese operanti soprattutto nei settori della calzatura e del cappello. La fisionomia geografica del territorio evidenzia la sua vocazione turistica con possibilità di occupazione anche in questo settore; considerevole pure la presenza di un patrimonio artistico di notevole rilievo che offre la possibilità di coniugare la fruizione turistica di tipo ricreativo (es. parco nazionale dei sibillini, litorale, porto turistico, camping etc.) con quella più specificatamente di tipo culturale (es. patrimonio storico-architettonico dei vari Comuni del fermano).
L’analisi del contesto socio-economico è funzionale alla continua opera di rimodulazione dell’offerta formativa. A tale scopo periodicamente verranno effettuate indagini presso il mondo imprenditoriale e universitario per verificare se i percorsi curriculari, sia in termini di obiettivi cognitivi che socio-affettivi, favoriscono o no un sereno e proficuo inserimento dei giovani nel mondo del lavoro o in quello accademico.